martedì 27 dicembre 2011

Vivi o morti i poeti non scrivono gialli

Come lei stesso ha sottolineato, i poeti tendono più a impiccarsi che a essere impiccati. Perché? Non cercano forse anche loro la verità, come i giornalisti, gli scienziati e i poliziotti? E in questo caso non dovrebbero risultare più pericolosi di quello che sono?

I poeti morti non scrivono gialli, è la perentoria affermazione che dà il titolo all'ultimo libro di Bjorn Larsson, che per non equivocare tra tutti i Larsson della letteratura scandinava, è quello di La vera storia del pirata Long John Silver, libro che è distillato di piacere della lettura.

I poeti morti non scrivono gialli, ma verrebbe da dire che sono soprattutto i poeti vivi che non scrivono gialli: scelta oculata, in genere. Anche i grandi scrittori, come Larsson, quasi sempre riescono ad astenersi, e fanno bene, perché scrivere bene è condizione necessaria ma certo non sufficiente per un buon giallo.

Questo libro ne è la prova provata. Però è sincero fin dal sottotitolo: una specie di giallo. E si salva uguale: perché nel suo grembo racchiude alcune pagine preziose, sul lavoro di editore e soprattutto sul ruolo del poeta.

Ovvero sull'uomo che ci regala bellezza mentre se la deve vedere con il male che è di tutti. Sull'uomo che ha fatto uno strano patto con la verità, per poi capire che quasi sempre le sue parole cadranno a terra come foglie d'autunno.

Invece, i poeti venivano uccisi di rado. Erano così inoffensivi? Che fosse per questo che si toglievano la vita, perché a un certo punto scoprivano di non servire a molto?

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