venerdì 9 dicembre 2011

Se un libro cambia cambiandogli posto

E' un piacere mettere in ordine i libri della propria libreria, un piacere che è importante concedersi di tanto in tanto, non una volta per tutte. Ma soprattutto un piacere che è tale nella misura in cui non ci si limita a ordinare: perché ciò che conta, mi sa, è prima scombinare, cioé mettere in disordine l'ordine e creare un nuovo ordine dal disordine.

Così ragiona Stefano Bartezzaghi, nell'articolo su Repubblica di cui ho parlato ieri, ricordandoci che ciò che conta non è il criterio che si adotta - il colore delle copertine, la nazionalità dell'autore, l'argomento o il genere  - ma piuttosto la possibilità di cambiarlo.


Qualsiasi criterio si sia adottato, sarebbe importante cambiarlo, dopo un po'. Così si ritrovano libri che non si ricordava di possedere

E questo è il primo buon motivo che ci propone Stefano Bartezzaghi per riordinare di tanto in tanto i libri della propria libreria: ritrovare i libri che non si ricordava di possedere (e che a volte, aggiungo, ci scopriamo a comprare una seconda volta).

Però quello che mi piace è sopratutto il secondo motivo:

L'espediente è anche utile perché a seconda di quelli a cui sono accostati i libri possono dare un'impressione diversa: difficile dimostrarlo, ma sentono anche loro l'influsso delle buone e della cattive compagnie

Sì,  mi piace davvero questa idea dei libri che non sono soli, che stanno in compagnia, che dalle buone e cattive compagnie si fanno influenzare. Mica solo fantasia, guardate come cambia l'idea che avete su un titolo, l'aspettativa che su di esso coltivate, in relazione ai titoli che ha alla sua destra e alla sua sinistra....

Mi piace, mi piace che cambiando posto, cambi anche la nostra idea di quel libro.

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