lunedì 12 dicembre 2011

Il gioco dell'universo tra un padre e sua figlia

Era troppo, Fosco. Un uomo straordinario, nel bene e nel male. Affascinante e impossibile, ma niente a che vedere con la canzone di Gianna Nannini. Troppo bello, troppo eccentrico, troppo curioso. E troppo libero.

Fosco Maraini: i suoi viaggi per abbracciare il mondo, i suoi affetti che non si lasciavano rinchiudere tra quattro pareti.

Cosa può rimanere a una figlia di un padre così? Amore e ferite, senz'altro.Ma se la figlia è una scrittrice, se la figlia ha coltivato il senso delle parole, allora anche una manciata di taccuini può rappresentare un ponte tra due vite, il codice che svela il segreto, una promessa che si rinnova.

Dacia ce li ha sotto gli occhi e forse non sa bene cosa farsene, se aggiungere parole ad altre parole, se consegnarli ad altri sguardi. Dice, con Goethe:


E' sempre un duro sforzo quello che si deve compiere prima di prendere la penna in mano, come e quando si deve entrare nell'acqua fredda

Ma certo il problema non è il blocco dello scrittore, il foglio bianco che hai paura di sprecare con una falsa partenza

Come cominciare un tuffo dentro questi taccuini paterni, che sono così vivi e ironici, che raccontano di sè parlando d'altro?

Ecco il primo taccuino, in realtà un quadernetto da taschino, supporto modesto per gli appunti che si riferiscono a un viaggio straordinario, la spedizione in Tibet con Giuseppe Tucci.

Legge riga per riga, Dacia. E da subito non è più un resoconto di viaggio, da commentare e da integrare. Il gioco dell'universo - questo è il titolo del libro - è questo, non può che essere questo: il dialogo - immaginario? - tra un padre e una figlia.




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