lunedì 19 dicembre 2011

Il Danubio di Magris, fiume maestro di vita

Non c'è dubbio, è uno dei più grandi, entusiasmanti libri di viaggio, più difficile è capire perché. La cultura di chi scrive, la sua straordinaria capacità di affabulazione? L'originalità dell'itinerario? L'abilità nell'alternare i passi del presente alle suggestioni del passato?

Sì, sì, va tutto bene, ma in realtà niente di tutto questo spiega il fascino di Danubio di Claudio Magris....

Sarà piuttosto che raccontare un fiume è raccontare il tempo che scorre, la vita nel suo fluire via. Sarà piuttosto che per questo è perfetto il Danubio, questo fiume che solca il centro della nostra civiltà, che pare quasi scontato, per così dire, solo che a farci mente locale non sappiamo nemmeno stabilire dove nasca, con precisione: forse dallo sgocciolio di una grondaia, suggerisce lo stesso Magris.

Quel che è certo è che il fiume scorre a valle, non sa dove proviene nè quale sia il suo vero nome, Inn o Danubio o quale altro mai, ma sa dove va e come andrà a finire.

Cosa che, evidentemente, ognuno di noi può dire - e non dire - della sua vita.

Sarà per questo, quasi ci credo. E se il Danubio è la vita, capisco anche perché per Magris sia pure un sinuoso maestro di ironia.

Perché è vita è maestro di vita, il Danubio. Di quella vita che ha bisogno di ironia, per stabilire il giusto senso delle cose e del loro tempo.

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