mercoledì 14 dicembre 2011

I nomi dei romanzi non obbediscono al caso

Mr Jeckill? C'è il pronome personale francese je e il verbo inglese to kill, più o meno sta per "uccisione dell'Io".

Dorian Gray?  Come non vedere che nel nome c'è la bellezza e l'eleganza dello stile dorico e che il cognome invece richiama il grigio?

E che dire di Aschenbach, il protagonista di Morte a Venezia? Può essere un caso quel nome che si può tradurre in "fiume di cenere"?

Ovviamente no e ce lo ricorda su Repubblica Laura Montanari presentando le attività di Onomastica & Letteratura, associazione che indaga il rapporto fra nomi e storie letterarie. Leggo:


Dentro un nome a volte c'è già una traccia del destino. Almeno un indizio, un lampo del carattere, un frammento di quel che siamo. Un nome non finisce quasi mai per caso in un romanzo o un film o una storia

E' anche questa una chiave di lettura. I nomi che non sono mai a caso.

Pensare che a volte, come ci ricorda Filippo Bologna sulla stessa pagina, non lo sono nemmeno quelli degli scrittori.


Anche per fare lo scrittore serve un bel nome. Tipo Cormac McCarthy o Winfried Sebald


In mancanza c'è chi si è arrangiato. E' così che Alberto Pincherle è diventato Alberto Moravia. Volete mettere?




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