mercoledì 2 novembre 2011

Steve Jobs e la bellezza che non è futile

Ricorda Curzio Maltese che Steve Jobs è stato Steve Jobs anche perchè a un certo punto della sua vita decise di lasciare l'università e si iscrisse a un corso di calligrafia. Proprio così, calligrafia: parola che racchiude in sè il concetto del bello, dello scrivere scegliendo la bellezza anche dei caratteri, piuttosto che semplicemente dello scrivere bene.

E afferma Curzio Maltese, nella sua rubrica sul Venerdì di Repubblica:

Jobs ricorda a tutti quanto è importante la bellezza nelle scelte della vita e quanto sia al centro del mercato. Senza questa scelta bizzarra e in apparenza futile, Apple non avrebbe avuto caratteri tanto belli

Non è evidentemente solo una questione di stile o di cultura. La bellezza può essere anche utile, non solo futile. Il nostro boom economico degli anni Sessanta fu spinto anche da oggetti che non erano solo moderni e funzionali, erano anche belli, dalla Vespa alla Giulietta, ai frigoriferi e alle lampade made in Italy.

E oggi? Oggi mi sa che la crisi è anche questo, la conseguenza di un paese che ha rinunciato a coltivare la bellezza, nell'arte come nelle città, nel design industriale come nella cura del paesaggio. Abbiamo semplicemente puntato a fare cassa senza intendere che questa poteva essere anche la strada più diritta per finire sul lastrico.

Dice, Curzio Maltese:


A un giovane ambizioso, oggi bisognerebbe consigliare di seguire un corso di calligrafia, invece del master di finanza alla Bocconi per imparare a far soldi in Borsa. Tanto, se andiamo avanti così, presto non ci sarà più niente su cui speculare

Sottoscrivo. A volte è proprio la strada che si dirige più lontano che conduce a destinazione.

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