lunedì 28 novembre 2011

La rumorosa solitudine di Luciano Bianciardi

Sono passati 40 anni dalla morte di Luciano Bianciardi, 20 dalla prima edizione della Vita agra di un anarchico, di Pino Corrias: la storia di una vita che sa farsi romanzo e di un mondo colto nel passaggio da un'epoca all'altra. Biografia ma anche poesia metropolitana con sottofondo musicale da scegliere a piacimento tra il jazz di Charlie Parker e le canzoni di Enzo Iannacci.

Il libro di Corrias, per quanto mi riguarda, mi fece conoscere Luciano Bianciardi e mi fece approdare alla Vita agra. Ed è anche curioso che la biografia, chiamiamola così per comodità, di uno scrittore si faccia leggere prima dell'opera di quello stesso scrittore. Però sono contento così.

A distanza di 20 anni quel libro ritorna, in una altra edizione. Leggo, dalla nuova introduzione dell'autore:


Il mio viaggio cominciò per caso a Milano, da un nome che condusse a un libro su una bancarella e poi a uno spiraglio. Lo spiraglio rivelò un mondo. Il mondo di Luciano Bianciardi che si era dissolto tra libri introvabili, amici dispersi, racconti mai narrati. E da quel mondo riemerse la sua avventura che ne intrecciava tante altre....

Un titolo, un volto, una corrispondenza dell'anima.... a volte comincia così e dura una vita: è il bello dei libri, di alcuni libri. E ancora mi rimane il sapore di quella vita agra, ancora accompagno Luciano Bianciardi, lo scrittore di provincia, anzi della Maremma Far West di Italia, che sbarcò giovane e anarchico nella Milano che stava diventando Milano.

Ancora mi emoziona la sua storia di genio e spreco, di libertà e malinconia, di lucidità e nebbia alcolica, solitudine rumorosa che fa bene tenersi vicino al cuore.

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