giovedì 13 ottobre 2011

Tutto ciò che serve a un libro di viaggi

Leggetelo tutto, perché merita, ma leggete con particolare attenzione le prime pagine de Il cacciatore di ombre (Vallecchi, collana Off the road), il libro che Tito Barbini dedica a quello straordinario personaggio che fu Don Patagonia, cioé Alberto Maria De Agostini, missionario ed esploratore di altri tempi riscoperto attraverso un viaggio in Argentina.

Leggete quelle pagine perché c'è tutto o quasi tutto quello che si deve pretendere dalla letteratura di viaggi.

Dice Tito:

Mi viene da  chiedermi se una storia può essere raccontata da uno scrittore senza che ci metta dentro la sua immaginazione

E ha ragione, Tito, perché la letteratura di viaggio non può essere solo resoconto, diario, cronaca, ha bisogno di quella immaginazione che Giacomo Leopardi definiva la prima fonte della felicità umana.

Dice Tito:

Ho sempre pensato che le storie di viaggio non siano mai storie personali

E ha ragione, Tito, perché il racconto di viaggio è in primo luogo viaggio condiviso.

Dice ancora Tito di non preoccuparsi troppo del tempo e dello spazio che prova a separarci, tanto anche le storie più distanti possono camminare insieme.

E se ci pensate, i nostri viaggi non sono mai solo spazio, sono sempre anche nel tempo.

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