giovedì 20 ottobre 2011

Se agli islandesi mancano le parole per i boschi

Ricordate Il senso di Smilla per la neve di Peter Høeg? Benchè, a distanza di anni, faccia gran fatica a riannodare i fili della trama, rammento un particolare che all'epoca mi colpì e che, a ripensarci, mi colpisce ancora. Io la neve l'ho sempre chiamata neve, ma grazie a Peter Høeg ho saputo che gli eschimesi hanno un'impressionante quantità di modi per chiamare quella che per me è soltanto neve.


Questo mi è tornato in mente leggendo quello che lo scrittore Jon Kalman Stefansson scrive a proposito dei boschi. Stefansson è islandese e nel suo paese non dico i boschi ma anche gli alberi sono spettacoli piuttosto inusuali. Tanto che circola questa battutra: Cosa fai se ti perdi in un bosco islandese? Alzati in piedi!


Stefansson ci ricorda che in Islanda persino una distesa di cespugli sembra un bosco e questo ha le sue conseguenze anche sul linguaggio:


Nella lingua islandese ci sono tanti vocaboli per parlare del mare, dei monti, del tempo, del buio - ma pochissimi relativi ai boschi.


In un vecchio dizionario, aggiunge, la parola skòg è associata non solo a un posto dove si trovano molti alberi, ma anche, e la dice lunga, a una sensazione di soffocamento.


Per noi il bosco è sinonimo di libertà, per l'islandese evoca una sensazione di oppressione. Per noi è la bellezza del paesaggio, per l'islandese è un paesaggio rubato.


Meraviglie della lingua, imprese della traduzione, fascino della navigazione tra letterature diverse e lontane.

2 commenti:

  1. E' sempre un piacere leggere i tuoi articoli.

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  2. Grazie, cara carolina, anche tu non scherzi con il tuo blog... a presto, paolo

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