sabato 29 ottobre 2011

Il romanzo-romanzo nella brughiera di Inghilterra

Vai a capire perché, ci sono libri che sembrano avere tutti gli ingredienti per conquistarti, libri che sembrano fatti apposta per il piacere della lettura e per la lettura come piacere, appunto, e che pure alla fine ti lasciano un po' così e così.

Dovrei indagare meglio la cosa, anche perchè non è bello cavarsela addossando tutto sulle spalle del povero autore: magari c'entra pure un giorno di mal testa o un periodo troppo indaffarato o troppo nervoso per starsene in pace con un libro.

In ogni caso con La tredicesima storia di Diane Setterfield mi è successo proprio così. Ed è un gran peccato, perché questo è un romanzo-romanzo. C'è la storia, ci sono i personaggi, ci sono i giusti tempi e le doverose attese e i colpi di scena....

Romanzo-romanzo che ci riporta ad altri tempi della letteratura, in particolare della letteratura inglese, epoca vittoriana, gotico imperante, magari senza dimenticare, sull'altra sponda dell'oceano, Henry James, e forse anche un altro signore che di nome faceva Nathaniel Hawthorne.

E ci sono brugherie ammantate di nebbia, antiche residenze dello Yorkshire, oscurità e silenzi, raggelanti segreti famigliari e ineludibili appuntamenti col destino....

E uno va dietro la storia della sconosciuta libraia e della scrittrice di successo finalmente disposta non a raccontare un'altra storia, ma la sua vita, solo la vita... E vorrebbe perdersi dietro questa storia che gioca con la vita e si dipana tra rivelazioni e tradimenti, incendi e legami di sangue...

E ci va dietro ma poi si chiede - e mi chiedo: perché non mi ha conquistato?

Troppo bello, forse, per essere anche autentico?

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