sabato 15 ottobre 2011

Il piacere di perdersi malgrado i navigatori satellitari

Se n'è parlato al Festival della letteratura di viaggio a Roma e anche su qualche giornale: alcune case editrici, come la Edt (che in Italia pubblica le guide della Lonely Planet) sono tornate a stampare mappe geografiche di cui troppo presto si era celebrato il funerale.

Si diceva: di quali carte ci può essere mai bisogno, al tempo dei navigatori satellitari? Basta pigiare un tasto, inserire un nome, programmare la tappa: ed eccoci già indirizzati nella direzione giusta. Le mappe di un tempo: roba ormai da cultori delle cose che furono, articoli da negozi ultraspecializzati e dal gusto retrò.

E invece no, invece la cara vecchia carta non solo resiste ma rioccupa le sue posizioni. Allo stesso modo, ha notato qualcuno, della penna stilografica che è rinata a dispetto della videoscrittura.

Cara vecchia carta, perché con il Gps le informazioni saranno anche immediate e sicure, ma volete mettere il piacere di distendere una mappa sulle vostre ginocchia, di reggerla contro il vento che non si sa mai è sempre contrario, di tracciare un itinerario con il dito? Volete mettere anche con la possibilità di errare, di perdersi, di ritrovarsi? Non è questo il  viaggio?

Che poi sono le stesse ragioni per cui, sono pronto a scommetterlo, gli ebook non soppianteranno mai il caro vecchio libro

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