giovedì 4 agosto 2011

Quel sangue versato nella civilissima Scandinavia

E allora, è giusto diffidarne, perchè quando è moda è moda, e da un pezzo si parla fin troppo di gialli scandinavi, sembra che per scrivere un bel giallo, soprattutto un giallo che aspiri a tirature ambiziose, si debba essere per forza nati in Svezia o in Norvegia, è così che funzionano le cose.

Un titolo da prendere con le molle - Il sangue versato. Una casa editrice - la Marsilio - che dagli scandinavi si è fatta portare lontano come un windsurf dal vento di quei mari. E poi un autore, Asa Larsson, che confondevo con un altro Larsson (Stieg), consacrato da tutti e da tutto (compreso la morte prematura). Autore, peraltro, che di mestiere fa (o faceva) l'avvocato fiscalista: non il primo mestiere che ti viene in mente per uno scrittore.

E invece che bel libro che è questo. Un libro dove c'è il sangue del titolo, certo, ma senza esagerare. Soprattutto c'è il grande Nord, quello delle brevi estati di straordinaria  luce e degli inverni che sono una notte che non finisce più. Distese di silenzio, di solitudine, di grandezza. Un altro mondo, rarefatto ma non necessariamente pacifico. Slanci mistici, bevute, zanzare. Un pastore protestante che è come nitroglicerina per gli equilibri di una comunità. Pacifiche tradizioni e diritti negati, anche qui.


E sapete, meglio, molto meglio del Larsson degli Uomini che odiano le donne. Anche se fa pensare, questa storia che si ripete, donne vittime, uomini carnefici, proprio nella civilissima Scandinavia.

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