martedì 26 luglio 2011

Quando Salgari naufragò nell'oceano di carta



Ha spiegato che da giovane i libri non ti bastano mai, invece quando sei avanti con gli anni capisci che quelli che servono per davvero sono pochi. Adesso l'idea che ci siano dei libri che aspettano di essere letti da lui gli mette angoscia. Troppi libri che lo tirano per la giacca. Gli sussurrano che loro se ne staranno lì belli tranquilli anche quando lui sarà morto da un pezzo

(da Ernesto Ferrero, Disegnare il vento. L'ultimo viaggio del capitano Salgari, Einaudi)

Ecco, sono incappato in questa frase, solcando i capitoli di questo splendido libro a metà tra la biografia e il romanzo corale, sorta di Rashomon in salsa piemontese sugli ultimi anni di vita del capitano che navigò solo oceani di carta.

Sono incappato in questa frase e per un pezzo non mi sono più mosso.

Anche per me c'è stato un tempo in cui aspiravo a divorare intere biblioteche. Compilavo liste di libri da leggere e poi le spuntavo. Un garibaldino delle biblioteche. Poi è arrivato il tempo dell'ansia. Poi, ancora, il tempo che non so definire della rassegnazione o della maturità.

Oggi non intendo farmi più tirare per la giacca dai titoli. Oggi scelgo il mio piacere. Oggi è già tempo di rileggere ciò che in altri anni mi è stato importante.

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