venerdì 1 luglio 2011

Lo scienziato allergico alle chiacchiere

Per la verità la parola non è chiacchiere, ma cazzeggio. Che rende senz'altro meglio l'idea. E il senso dell'allergia di cui al titolo.

E dunque, è solo una pagina in cui mi sono imbattuto ritrovandomi tra le mani un libro pubblicato anni fa da Laterza, Contare e raccontare. Dialogo sulle due culture, in cui Carlo Bernardini e Tullio De Mauro imbastiscono una sorta di dialogo tra le ragioni (e i limiti) della scienza, e le ragioni (e i limiti) delle discipline, chiamiamole così, umanistiche. Sapete, uno di quei volumi che beccate su una bancarella delle occasioni e che per un po' state lì a chiedervi se vale la pena. Nel caso, vale la pena.

Dice Bernardini, che dei due è il fisico e il matematico:

Il cazzeggio è diventato un mestiere ben remunerato e contrastarlo sembra un atteggiamento da bacchettoni. Ma allora bisogna essere onesti, il cazzeggio non è solo quello che fanno gli altri e non è solo pane per casalinghe distratte e pensionati. Quando un gruppo di sedicenti storici della scienza si incontra in convegni più o meno mondani per raccontarsi storielle sullo scorticamento delle rane nell'età dei Lumi o le amenità piccanti sulla moglie di Lavoisier siamo al rotocalco per la bottega del barbiere. Mi è stato detto che per fare storia bisogna adottare criteri storiografici. Certamente. Ma se si parla di un diplomatico, voglio sapere come era fatta la sua diplomazia; se si parla di un generale vittorioso, voglio sapere come vinceva le guerre; e perciò se si parla di un fisico, voglio sapere quali erano le sue idee riguardo la fisica

Sottoscrivo e rilancio: cos'è davvero superfluo, cos'è che conta davvero?

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