domenica 19 giugno 2011

Se la malattia dona il vizio della scrittura

Dici business e sembra che concetti come etica e speranza siano clandestini appena sbarcati. C'è bisogno di sguardi diversi, più penetranti, per capire che ci può essere un altro modo per vivere le aziende e le istituzioni - e a questo servono i libri di Pier Luigi Celli.

Nel suo Le virtù deboli (Apogeo edizioni), però, ho trovato quello che non mi aspettavo. Un'ultima pagina che a suo modo dà un senso a tutte le precedenti e vale l'intera lettura.

Pier Luigi Celli - il manager umanista - confessa la sua malattia: e già questo è sorprendente, l'uomo di potere che si mette a nudo raccontando ciò per cui il potere non serve. Il tumore gli arriva così:


Mi sono ammalato senza accorgermene. Pensavo ad altro. Avevo molte cose da fare...

Poi fa riferimento a due dolorose operazioni e spiega l'alternativa che si è trovato di fronte:

Quando succede, c'è solo da decidere se cedere alla sventura o ribellarsi. A scegliere mi ha aiutato, oltre alla famiglia com'era naturale, il vecchio vizio della scrittura

Quel vizio è un dono. E' la possibilità che troppe volte si era negato quando pensava ad altro. Diventa terapia, diventa vita oltre la preoccupazione per la sopravvivenza:


Nel corpo a corpo con la malattia, prendere la penna e dettare le condizioni per il mondo che vorrai è come fare con se stessi il patto di non arrendersi: c'è sempre qualcosa in più da pensare; qualcosa che merita di essere scritto. E tu hai bisogno di tempo

Parole da incidere nella vita. Abbiamo bisogno di tempo. Abbiamo bisogno di scrittura.


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