lunedì 13 giugno 2011

Perché si scrive? Mica facile dirlo

È più di un gioco quello che ha fatto Repubblica in questi giorni, chiedendo ad alcuni dei più grandi scrittori del nostro tempo le ragioni della scrittura. Perché scrivo (notate, senza punto interrogativo), questo il titolo del paginone centrale della cultura impostata tutto su questa domanda-non domanda.

E dunque, ecco Andrea Camilleri che afferma, tra le altre cose:

Scrivo perché è sempre meglio che scaricare casse al mercato centrale

Ecco Mark Haddon che non ha dubbi:

Perché scrivo? L'unica risposta è perché non posso fare altro

Ecco Adam Haslett che vede nella scrittura una sorta di viaggio, comunque (e la cosa mi è congeniale):

Scrivo per viaggiare nelle vite degli altri

Ecco Patrick McGrath che lega la scrittura alla possibilità di vita contro l'oblio:

Scrivo per dare forma alle creazioni della mia immaginazione che altrimenti morirebbero nel silenzio e nel buio

Ecco Mario Vargas Llosa che richiama Flaubert e la sua frase “scrivere è un modo di vivere”:

Nel mio caso è stato esattamente così. E' diventato il centro di tutto ciò che faccio al punto che non concepirei una vita senza la scrittura

E Nathan Englander:

Scrivo per fare un po' di ordine nel caos

E che ne dite del caustico Shalom Auslander?

Per evitare di uccidere me e/o gli altri. Per ora sta funzionando. Per ora

Ma alla fine la risposta che mi convince più di tutte è quella di Umberto Eco.

Perché mi piace

Tre parolette secche. In fondo non c'è bisogno di più.

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