mercoledì 4 maggio 2011

Trent'anni di America in attesa dei sassi alla finestra

C'è l'America, ci sono 30 anni di America che rotolano via come pietre, che feriscono come schegge, che incantano come un tramonto su una perfetta skyline, ma poi l'America non è importante, questa storia potrebbe appartenere anche a Berlino, o a Londra, o a Milano, potrebbe in fondo appartenere a qualsiasi posto dove non mancano periferie e gallerie d'arte, droghe vendute per strada e studenti alle prese con la fame di presente e a volte anche con la fame che urla nello stomaco.


Potrebbe o forse no, perché poi qui c'è un vernissage a New York, c'è una fuga verso il New Mexico, c'è un concerto di Patti Smith, c'è la vita di provincia dall'altro lato dell'Hudson, c'è la colonna sonora del punk rock...

Chissà... però non ho dubbi che in queste pagine si ritroveranno tanti di coloro che anche a 25 anni, anche a 30, si sono scoperti a masticare la frase di Paul Nizan:

Avevo 20 anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita

E tanti di coloro che un giorno se ne sono andati, che un giorno hanno mandato all'aria tutto, o che un giorno hanno scoperto che poi non è troppo male armarsi di inquietudine e di sogni e tirare avanti.

Storia di ansie, di fughe, di incomprensioni, di balzi nel vuoto e di risalite. Di occasioni mancate. Di promesse a cui cui forse un giorno si saprà dare sostanza: Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra. 

E magari quel sasso sarà come il cuore gettato oltre l'ostacolo. Oltre il silenzio. Oltre l'incapacità di essere veramente se stessi. E di spiegarlo a chi ci sta di fronte.

Mi sa che a scrivere tutto questo non poteva che essere una scrittrice di 20 anni o poco più, Claudia Durastanti. Brava con le parole, brava con le emozioni, che non puoi mai nascondere sotto il tappeto di una pagina.

Nessun commento:

Posta un commento