sabato 28 maggio 2011

Romain Gary, lo scrittore che volle nascondersi

Quante vite, quante storie, quante lingue e quanti nomi che ebbe Romain Gary.

Facile dire, oggi: uno dei grandi scrittori del nostro Novecento, l'autore di libri necessari come La vita davanti a sé o Mio caro pitone. In vita - prima che lui stesso decidesse di porre termine allo spettacolo - fu molte altre cose: diplomatico, viveur, cineasta, viaggiatore, aviatore e .... tutto, fuorché romanziere.

Lasciò un nome - Roman Kacev - e la sua prima patria - la Lituania. Ne acquistò un altro, di cui si serrvì per vivere in Francia, ma non in quell'altra patria che fu la letteratura.

Solo dopo la sua morte si capì che era lui Emile Ajar, l'autore di quei capolavori, il vincitore nientemeno del Goncourt.

Romain Gary era convinto che ciò che chiamiamo io è in realtà una brutta bestia, che bisogna tenere a bada. Non sa che gli succederà tra dieci minuti ma si prende sul serio, e scrive elegie d'amore a se stesso.

Romain Gary ebbe in dono la virtù della coerenza. Anche la sua autobiografia - oggi edita da Neri Pozza con il titolo La notte sarà calma - fu in realtà un abile travestimento e un perfido depistaggio.

Mi piace, Romain Gary. Mi piace in tempi in cui non si può prescidere dai palcoscenici, dai coni di luce, dai nomi gridati e applauditi. Dalla presunzione che riesca a rendere superflua ogni domanda che conta davvero.



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