mercoledì 18 maggio 2011

Marco Malvaldi e il suo maiale a gennaio

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Siamo alla fine del 1800, e le persone famose sono note principalmente per quello che fanno e che dicono, e non per le loro sembianze che, solitamente, sono ignote o quasi. Bei tempi

Vogliamo per forza incasellare questo libro nel suo genere? E allora, certo, questo è un giallo, perché c'è un morto, c'è un'inchiesta, c'è evidentemente anche un assassino.

E detto questo? Niente toglie e niente aggiunge al piacere della lettura di Odore di chiuso di Marco Malvaldi, che forse forse può perfino prescindere dall'enigma e dalla sua soluzione.

Non so, a me piace più l'ambientazione, questa alta Maremma Toscana (non lontano dalla Bolgheri di Giosué Carducci), alla fine dell'Ottocento, quando ancora non imperversavano agriturismi per facoltosi tedeschi e vini da enoteca a Manhattan.

E mi piacciono questi personaggi piantati in un'Italia lontana dalle grandi città, più vicina alla malaria che alle scelte della storia.

Mi piace soprattutto l'ardire con cui Marco Malvaldi ha voluto nella sua storia niente meno che Pellegrino Artusi, il sovrano dell'arte del mangiare bene, capostipite di intere generazioni di buongustai e di cuochi televisivi. Che poi era un gran personaggio anche nella sua vita non cartacea, una storia tutta da raccontare dell'Ottocento prossimo al Novecento.


Magari di Malvaldi preferivo i libri con i vecchiettini pisani alle prese con i delitti e le chiacchiere da bar, ma va bene così, va bene, perché era proprio quello che mi aspettavo, un bel blu di Sellerio per divertirmi e magari anche un po' incuriosirmi.

Ps: ma a pagina 150, Gaddo, infuriato rampollo della aristocratica famiglia, spettinato e incazzato come un maiale a gennaio. Lo sapete che continuo a chiedermi perché un maiale debba essere incazzato proprio a gennaio?

2 commenti:

  1. Il maiale non si macella in quel periodo?

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  2. Beh, non ci avevo pensato.... nel caso avrebbe le sue ragioni....

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