martedì 17 maggio 2011

Charles Baudelaire e la bellezza come congettura

Se scriveva, forse era solo perché il tempo si può mettere fuori gioco, o almeno dimenticare, solo usandolo. Scrivere è sempre stato un buon modo di ammazzare il tempo.

Charles Baudelaire, ancora lui. E ancora tre pagine di Silvia Ronchey da Il guscio della tartaruga per restituirmelo in tutto il suo mistero, con lo splendore di un'arte che fu splendido equivoco, perché l'arte può allievare, ma non salvare.

Scrive Silvia Ronchey:

Charles Baudelaire fu un traduttore, ma per poco, un viaggiatore, ma per poco, un giornalista, ma per poco, un rivoluzionario, ma per pochissimo. Fu più a lungo un bevitore e un fumatore di hashish. Fu sempre un poeta.

Scrive Silvia Ronchey:

La sua anima era una tomba che, come un cattivo monaco, percorreva e abitava da un'eternità

Scrive Silvia Ronchey:

Secondo Baudelaire la bellezza è qualcosa di ardente e triste, qualcosa di un po' vago, che lascia adito alla congettura

E quanta bellezza nella sua poesia. Quanta possibilità di congettura, intorno a un uomo e al suo segreto.

1 commento:

  1. Le parole di Baudelaire, così come lui le trasformava in arte, hanno un effetto sconquassante... in senso positivo, però.
    Ludo.

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