venerdì 22 aprile 2011

Ciao Stan, triste, solitario y final

Fa giorno con un cielo tutto rosso, sembra di fuoco, eppure il vento è fresco e umido e l'orizzonte una foschia grigia.... Stan passa la lingua sulle labbra e sente, forse per l'ultima volta in questo viaggio, il gusto salato del mare

Alzi la  mano chi ama o ha amato Triste solitario y final di Osvaldo Soriano, questo libro che sa essere molte altre cose, viale del tramonto, nostalgia di celluloide, canto triste sull'amicizia, sogno di sogno.

E' ormai vecchio e solo, Stan Laurel, lo Stanlio nostrano, quello che ci strappava risate da lacrime, bastava inquadrarlo, secco, allampanato, irrimediabilmente imbranato. Una stella di Hollywood che ormai si è spenta. Non c'è Ollio, con lui, morto da un pezzo. Non ci sono più contratti e copioni. Il viale del tramonto, davvero.

E Stanlio non ci crede, Stanlio ha bisogno di vivere del suo passato. Stanlio deve capire perché.

Non fa più ridere, Stanlio. Come se avesse vissuto a credito e ora i creditori avessero bussato tutti insieme.

E ora che non fa più ridere mi pare ancora più tenero. Indispensabile. Da fermare nel ricordo come quel suo grasso grosso amico che lo avrebbe voluto fare a pezzi. Da fermare come quei sabati pomeriggi che tornavo da scuola, facevo le elementari, e non c'era da perdere tempo, a malapena mangiare, perchè alla Rai stava per cominciare Oggi le comiche. E c'era lui. C'erano loro.



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