lunedì 25 aprile 2011

100 anni fa, quando Emilio ammainò le vele

Aprile è davvero il più crudele dei mesi, e questo non è solo un verso di un grande poeta, se può succedere che una bella mattina si esca di casa per farla finita. Perché è così che va.

E pensare che c’è stato un tempo in cui ha scritto lettere come queste:

Il mio passato ha lasciato nell’esser mio delle tracce incancellabili e dei ricordi profondi che quando si svegliano risvegliano anche tutti gli impeti della mia natura violenta colle sue tempeste e le sue furie

Ma oggi Emilio scrive altre lettere.

Scrive:  Miei cari figli, sono ormai un vinto

Scrive: Fatemi seppellire per carità essendo completamente rovinato

Scrive: Vi saluto spezzando la penna

Scrive: Col mio nome dovevo attendermi altra fortuna ed altra sorte



È il 25 aprile 1911. Tre lettere, ai figli, agli editori, ai direttori dei giornali torinesi. Poi saluta i suoi ragazzi. Non tornerà per pranzo, ha impegni d’affari. Li bacia. Loro lo guardano allontanarsi.

Prende il tram verso le colline. Pochi chilometri ma è un vero viaggio, questa volta.

(dal mio I due viaggiatori, Mauro Pagliai edizioni)

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