sabato 5 marzo 2011

Se la poesia fa paura anche quando parla di rose

E' molte cose insieme, Parole in libertà, antologia di scrittori che per le loro parole hanno perso la libertà. Molto più di un rapporto di Amnesty International, anche se questo libro nasce dall'impegno di un'associazione, il Pen Club, che combatte a livello mondiale per la libertà di espressione. Molto di più di un documento che mette in fila alcuni casi eclatanti o meritevoli di indignazione.

Prima di tutto è un libro di scrittori, un libro dove ci sono pagine di bella letteratura. Ed è un libro sulla parola, sulla parola che resiste, sulla parola che viene imprigionata, sulla parola che ritrova sempre la sua voce, malgrado tutto. E' un libro sulla parola e il suo difficile rapporto con il potere. Sempre e comunque.

Perché come dice Umberto Eco nell'introduzione: La poesia fa paura, anche se parla di rose.

Pensiamo al linguaggio dei regimi. Ci sono studi sull'impoverimento della lingua sotto il nazismo e tutto questo non è l'incubo fantascientifico di Fahrenheit 451. Ricordate? Il capolavoro di Ray Bradbury su un ipotetico futuro in cui leggere i libri è considerato un reato, mentre la televisione viene usata dal governo per definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato....

La parola libera, ma prima ancora la parola esatta, la parola vera fa paura al potere e fa paura alle burocrazie.

E allora bisogna provare a tenerle strette, convinzioni come queste.

Le parole sono coraggio.

Le parole sono memoria.

Le parole sono speranza.

Le parole sono medicina per la vita, rimedio che allieva la sofferenza, incantesimo che allarga perfino le porte di una prigione.

E per tutto questo  le parole sono fatti. E proprio per questo fanno paura ma sono anche indispensabili.




2 commenti:

  1. Lo dice più o meno il titolo stesso dell'opera: le parole sono libertà!

    E.

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  2. Difatti, il potere ci vuole muti, non certo cechi. Ci vorrebbero tutto occhi e bocca chiusa.

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