venerdì 4 marzo 2011

Se James Joyce vince la palma dell'illeggibile

Beh, non tutti hanno letto Proust, ma oggi non esiste lettore acculturato che non abbia perlomeno gli strumenti onde fingere convicentemente di averlo fatto

Così assicura Masolino D'Amico in una bella pagina di Tuttolibri dal titolo eloquente, E' formidabile! Ma chi lo legge?

E come dargli torto? Ha ragione lui. Ci sono grandi libri non molto letti, ci sono grandi libri illeggibili, ci sono grandi libri che la gente fa finta di avere letto. Concettualmente sono tre categorie diverse, anche se quasi sempre i libri coincidono.


Alla ricerca del tempo perduto è sicuramente uno di essi: non illeggibile, ma sicuramente poco letto. Ed è anche uno di quei libri che spesso e volentieri si dice di avere letto, perché non sta bene non averlo letto. O che si ammette solo a malincuore, diciamo per dovuta e rassegnata sincerità, di non avere letto.

Ma c'è un'opera che per Masolino D'Amico ha la palma incontestata del libro grande e illeggibile allo stesso tempo. Il Finnegans Wake di James Joyce.

Chi ci ha provato? Chi ci è riuscito?

 Figurarsi che in diversi hanno alzato bandiera bianca anche per l'Ulisse (e male hanno fatto, perché io alla seconda o alla terza in fondo ci sono arrivato: ed è una lettura di straordinaria bellezza). Si dice che lo stesso Hemingway, che pure fu un grande divulgatore di questa opera, in realtà abbia lasciato intonsa la sua copia.

Ma il Finnegans, come si fa? Come sostenere quell'invenzione linguistica che occupò sedici anni vita di James Joyce, sfida estrema, avventura insensata nei territori più inesplorati della parola?

Leggo ancora da Tuttolibri:

Anche nella sua operazione matta e disperatissima Joyce vuole che il lettore capisca; ma a costo di risalire all'origine di tutte le sue invenzioni, parola per parola

Io forse non capisco bene nemmeno questo. So che intanto dell'opera tra tutte una volta considerata la più intraducibile è uscito in italiano il libro secondo. Oltre cinquecento pagine di fatica.

E tanto di cappallo a Luigi Schenoni, eroe solitario di tanta impresa. La traduzione è opera sua. Apprendo ora che è morto prima di terminarla.



2 commenti:

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  2. signor Paolo sono del suo stesso parere, l'Ulisse è un'opera di assoluta bellezza, immagini, suoni, profumi, lezzi, fulmini a ciel sereno.
    mi sto provando col Finnegans ma le difficoltà sono davvero molte. l'idea che Schenoni poteva anche soprassedere non mi abbandona, ma credo che anche in inglese resti un'impresa titanica.

    Sul Joyce credo che ci si debba rassegnare alla sua scivolosità, nel senso che non ha nessuna intenzione di mandare messaggini al genere umano. cambia stile, cambia pelle, pensa nell'immediato attraverso personaggi altri, molti dei quali dicono e pensano (come Molly) delle imbecillità conclamate. non c'è consolazione di avanzare di casella. tutto scivola giù, unto dal sapone. suoni, elettricità, flash. narratori che vanno e vengono passandosi il microfono del racconto come il testimone, salgono e scendono dall'Ulisse come passeggeri di un traghetto. stili che cambiano a ogni capitolo. immagini affastellate che camminano in una grande orchestrazione cinematografica.
    Joyce va oltre il bello e oltre l'arte.

    la saluto

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