venerdì 11 marzo 2011

Raymond Chandler e il "noir" onesto

Quando lo onoriamo come maestro del noir, vogliamo dire che, anche grazie a lui, il noir è diventato un modo eccellente per raccontare il lato oscuro della società. Ma Chandler scriveva d'altro. Chandler, nella sua California grigia e senza tempo, fra gangster sanguinari, amici traditori e rosse incendiarie dal cuore di pietra, esplorava i territori impervi di quel mal di vivere che appartiene a ogni essere umano

Così Giancarlo De Cataldo scrive di Raymond Chandler, lo scrittore che ci ha regalato Philip Marlowe, e come dargli torto? E' proprio per questo che Raymond Chandler mi piace da matti.

Ma Chandler, scrittore di noir, è anche uomo che sul noir ha riflettuto, eleborando una serie di regole - dieci, che sembra il numero perfetto per le regole - che pubblicò giù nel 1949.

Tra tutte mi soffermo sull'ultima, la decima, che è anche quella su cui il nostro più si dilunga. Comincia così:

Il noir deve essere ragionevolmente onesto verso il lettore

Regola che implica molte cose. Per esempio questa:

Non si può pretendere che il lettore sia dotato di una rara erudizione né di una memoria abnorme per dettagli minimi. Perché se si richiedesse questo il lettore non avrebbe gli strumenti per capire la soluzione, semplicemente la riceverebbe impacchettata senza poterla aprire

E poi aggiunge molto altro, il vecchio Raymond, sul buon senso e sugli eccessi di enfasi. Sull'accettabilità della soluzione, sui trucchi offensivi, sui fatti irrilevanti che non vanno spacciati come eccezionali. Però già così va bene, è già molto non annegare gli indizi nelle pozzanghere di parole. Come diceva lui.


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