lunedì 17 gennaio 2011

Su una panchina, passeggiando da fermi

Poiché amo le panchine, poiché amo perdere, anzi, guadagnare il mio tempo sulle panchine, magari guardando la gente che passa, magari nascondendomi dietro la copertina di un libro (mi piace anche far prendere aria ai miei libri) a lungo mi sono fatto accompagnare da Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne di Beppe Sebaste. Nelle cui pagine ho trovato oltre a uno straordinario catalogo delle panchine usate e amate - chissà se un giorno anch'io non tenti qualcosa del genere - anche una serie di definizione di panchina che mi piace riportare.

Una panchina perfetta è come una 'piega' del mondo, non un luohgo nascosto ma una zona franca, liberato o salvata, dove semplicemente sedersi è già in sé una meditazione


A definire le panchine, tuttavia, non è solo il sedersi, ma un certo tipo di sedersi, un certo uso, non solo e non tanto del proprio corpo quanto del proprio tempo, e della propria mente. Lasciare libera la mente di vagare, divagare. Passeggiare da fermi


La panchina è un luogo di sosta, un'utopia realizzata


Ovunque si trovi, la panchina è per chi si siede il centro dell'universo

2 commenti:

  1. Passo per un saluto. Sono sempre molto interessanti le tue riflessioni. IN un certo senso... "rilassano".

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  2. Amo molto le panchine. Quando sono in vacanza, anche solo in un paesino della costa romagnola, mi metto seduta a guardare la varia umanità che passa...Ed è come un viaggio. Guardi, osservi, tuo malgrado ascolti, ed è molto divertente. A volte prendo appunti perchè temo di dimenticare una frase ascoltata o un atteggiamento carpito a chi non pensa di essere osservato. E' bellissimo. Non è curiosità, è un momento di relax, come vedere un film di cui nessuno ha scritto la trama...Una sorpresa continua..

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