domenica 9 gennaio 2011

Quando un musicista è alle prese con l'ungherese

Sfuggente, spiazzante, allergico a ogni classificazione, perchè come fai a classificarlo un libro così?

Dentro Budapest di Chico Buarque ci sono molte cose, tutte piuttosto inconsuete, perchè la storia raccontata non è solo la storia di una crisi di identità che si consuma in un'altalena esistenziale tra due mondi completamente diversi perfino nei nostri tempi globalizzati, Rio de Janeiro e Budapest. O perché, se volete, la crisi di identità non gira intorno alla metafisica dell'esistenza, come di solito accade, ma si interroga sulla lingua, anzi, sulle lingue, sulle lingue che ci affidano e a volte ci sottraggono anche la nostra identità.

E allora qui c'è la storia di un'ossessione linguistica - per una delle lingue più impossibili, poi, il magiaro - e c'è anche la storia di un ghost writer - cioè di uno che presta la sua parola e la sua creatività - e la storia del suo rapporto con i libri e con i loro sedicenti autori...

Forse con qualche caduta nel ritmo della narrazione, ma originale e affascinante come ci si può aspettare da un grande della musica brasiliana come Chico Buarque.

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