domenica 23 gennaio 2011

Con Erri De Luca, il padre che non c'era

Eccomi sulla tua traccia, papà. Ho qualcosa da dirti. Di quello che hai fatto nella tua gioventù, delle lotte politiche, della prigione, non mi hai voluto parlare. L'ho saputo dagli altri, dalle cronache, chi era mio padre

Ci sono ferite aperte che tali rimangono, perchè il tempo non ha il potere di guarirle, magari solo di nasconderle. Ci sono cicatrici che misurano non quello che è stato, ma quello che non è potuto succedere, e quasi sempre sono le peggiori.

E' un gioiello, Tu non c'eri (edizioni Libreria Dante & Descartes) di Erri De Luca, una quarantina di pagine, una mezz'oretta per leggerlo, molto di più per metabolizzarlo. Uno di quei gioielli di cui si fa fatica a sostenere lo sguardo, per la storia che custodiscano.

Verrebbe da definirla una storia sul rapporto tra un padre e un figlio. Ma in realtà è una storia sull'assenza. Da una parte il padre che rincorrendo il sogno di cambiare il mondo (Noi non è stato un pronome personale, ma il più forte pronome politico), ha commesso tutti gli errori che poteva commettere, se ne è fatto carico e ha concluso la sua vita dalla "parte degli ammutoliti". Dall'altro un figlio che ancora non sa darsi ragione di quel crescere senza padre, di quella cornice vuota.

Però c'è quella scalata sulla cima di un monte, benché apparentemente fuori tempo massimo. C'è l'aria fresca, pura, che forse può essere davvero una medicina. C'è il silenzio, c'è quella vista che forse può ridare un senso a tutto...

Bello. E bello anche che libri così possano essere proposti da piccole case editrici e che stia ancora a noi scovarli o farseli portare in dono...

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