venerdì 8 ottobre 2010

Kapuscinski e il dovere dell'insoddisfazione

Il primo gesto di ogni vero viaggio ha qualcosa di lento. Non credete a chi si mostra deciso, privo di dubbi e incertezze

Basta per cominciare, basta e avanza, perché sfido io a trovare incipit così, due righe e già un pensiero che ti prende alla sprovvista e poi ti rassicura: vedi, il viaggio è come la vita, solo che viene di dimenticarselo.

Comincia così e ci vuole davvero poco per capire che questo libriccino di Andrea Semplici, In viaggio con Kapuscinski. Dialogo sull'arte di partire (Terre di Mezzo), è uno dei migliori investimenti in carta che si possono fare, tre euro per poche pagine e un concentrato di bellezza ed emozione.


Andrea Semplici, giornalista e viaggiatore, o viaggiatore e giornalista, ci porge così i ricordi che si porta con sé di un altro giornalista e viaggiatore (o viaggiatore giornalista), fin dal momento in cui lo incontrò per la prima volta:

Avevo immaginato che mi sarei trovato di fronte Indiana Jones e, invece, ero assieme a un signore timido e gentile, dagli occhi sorridenti. Capii che se fosse stato diverso non avrebbe mai potuto scrivere quanto ha scritto: bisogna essere umili per raccontare

E poi i viaggi, le parole, i pensieri condivisi.

Un giorno Kapu gli disse:

Il nostro dovere è essere insoddisfatti, cambiare sempre punto di vista, ma avere rispetto per il mondo


E finché ha vissuto si è fatto ricco di questa insoddisfazione.

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