mercoledì 13 ottobre 2010

Dall'Argentina quel libro che ci mancava

Un mattino d'ottobre del 192..., quasi a mezzogiorno, sei uomini entravano nel Cimitero del Oeste recando a braccia una bara di modesta fattura (quattro fragili tavolette) e di tale leggerezza che sembrava di portarvi non la carne sconfitta di un uomo morto, ma la delicata materia di un poema concluso

Ecco, è questo l'incipit, di Adàn Buenosayres, poderoso romanzo di Leopoldo Marechal che in questi giorni è stato presentato alla Fiera di Francoforte.

Non l'ho ancora letto, ma ce l'ho già con me, in rampa di lancio per così dire. Ogni giorno accarezzo la splendida copertina dell'edizione italiana e non mi fa paura la sua mole. E' un periodo in cui prediligo le letture svelte, ma presto attaccherò le sue 700 e passa pagine.

Comincerò da lì, da quelle parole in cui il narratore accompagna il feretro del poeta Adàn e dichiara di volerci raccontare i tre giorni decisivi della vita di questo suo amico perduto. E andrò avanti.

Mi aspetto molto, da questo libro. Ma intanto sono contento solo per il fatto che sia uscito. Perché è così: uscito nel 1948, dopo ben 20 anni di lavoro, Adàn Buenosayres è stato riconosciuto come il capolavoro della letteratura argentina del Novecento e  il suo autore è stato affiancato ai nomi di Borges e Cortazar. Ma in Italia nessuno lo aveva mai pubblicato. Ci mancava, semplicemente.

E' uscito ora per la Vallecchi. Ed è davvero un buon segno, soprattutto in un periodo così difficile, quando una casa editrice dimostra non solo intelligenza, ma anche il coraggio della scelta.

4 commenti:

  1. Un libro molto bello. Alcuni anni fa la Vallecchi mi chiese di cercare a Buenos Aires una edizione in lingua spagnola. Scovai il libro in una libreria di Avenida Corrientes. Sono contento di aver contribuito alla scelta coraggiosa della Vallecchi di tradurlo in Italiano. Tito

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  2. L'edizione italiana dell'Adan Buenosayres è stata un lavoro molto impegnativo, per tutti quelli che vi hanno lavorato, la redazione, il traduttore, il curatore. A Francoforte, alla Bookmesse, dove è stato presentato nel padiglione dell'Argentina, Paese ospite d'onore, ha ricevuto tanti elogi e complimenti, ne hanno parlato studiosi del calibro di Maria Rosa Lojo, Camilla Cattarulla, Marta Nesta e Claudio Ongaro che ne ha curato l'edizione. Un libro che rompe l'ostracismo che si era creato intorno all'autore Leopoldo Marechal. Lo stesso Juan Gelman presente a Francoforte ha ricordato la figura e l'opera di Mareschal e ha comosso tutti quando ha detto che molti lo credevano già morto, invece viveva nella sua casa a Buenosayres lontano da tutto e da tutti, come un "poeta deposto". Sebastiana Gangemi

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Scusate, ma forse nel suo commovente ricordo Gelman avrà raccontato che negli ultimi anni prima della morte (avvenuta nel 1970) Leopoldo Marechal era stato creduto morto da molti mentre invece viveva, appunto, un po' recluso e solitario. Giusto? No, perché si capiva quasi che M. sia ancora oggi vivente... magari lo fosse : )
    Ma a parte questo, evviva per la pubblicazione di Adán Buenosayres, e complimenti all'editore, e soprattutto al traduttore,che ha avuto l'impresa più ardua, e più bella! Bravi!

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