mercoledì 27 ottobre 2010

Con Mishima la bellezza che è troppo

Quando l'ideale non ti alza in volo niei cieli della vita ma piuttosto ti inchioda alla tua miseria.

Quando la bellezza non è un conforto ma, al contrario, un veleno che entra dentro e uccide a poco a poco.

Quando la stessa perfezione è una condanna, uno specchio che riflette quello che sei, senza indulgenza, inchiodandoti a quello che sei e soprattutto a quello che non sei...

Eccolo qui, il dramma che Mishima mette in scena, con la sua parola fredda come una lama da chirurgo... Un dramma che ci arriva dall'altro pianeta che è il Giappone e che pure appartiene a tutti noi, ci appartiene in quando uomini.

Ce lo sentiamo dentro, questo irrimediabile contrasto... e per questo, proprio per questo, ci porteremo a lungo il ricordo di questo monaco, svuotato, lacerato, irrisolto, deciso a trasformare la sua vita in una torcia accesa per incenerire quel Padiglione d'Oro che è troppo bello, troppo....

1 commento:

  1. La sfolgorante grandezza di Mishima consiste nel saper sezionare l'anima umana per ogni verso, senza mai uccidere ma anzi portare a vista il palpito vitale delle cose. Una penna che è sciabola e bisturi al tempo stesso.
    "Quando la lama squarciò il suo ventre, il disco infuocato del sol levante esplose sotto le sue palpebre" (la chiusa di "Cavalli in fuga").
    Consigliatissima, ma solo agli stomaci molto forti, la visione del film scritto e diretto dallo stesso Mishima, poi dato per distrutto e adesso ritrovato e restaurato, "Patriottismo", tratto dall'omonimo romanzo. Pellicola di intensità terrificante...
    Ciao, Stefano.

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