giovedì 2 settembre 2010

Leggere e camminare con Dino Campana

Se c'è un'operazione che risulta inutile alla comprensione dei Canti Orfici, - dice Cenacchi - questa è paradossalmente proprio l'esercizio della critica letteraria. Basterebbe forse leggere e camminare, camminare e leggere fino a confondere la prosa dei testi e quella del cammino, fino a non poter più distinguere la linea dei versi da quella dei propri sentieri

Amava le montagne, Giovanni Cenacchi, le amava e sapeva tradurle in parole e immagini che arrivavano al cuore di tutti, anche di coloro che già in collina cominciano a sentirsi fuori posto. Se n'è andato via troppo presto, Giovanni Cenacchi, portato via da una malattia che, tra le altre cose, ci ha privato di nuovi libri da tenere cari.

Come I monti orfici di Dino Campana (Polistampa), un libro che mi è capitato tra le mani quasi per caso (non credo nemmeno che sia di facile reperibilità). L'ho cominciato con l'idea di leggiucchiarlo e magari lasciarlo lì. Invece mi ha catturato, spiazzato, inchiodato a diverse riflessioni.

Beh, non capita tutti i giorni di imbattersi in un saggio letterario che è anche una singolare guida per avventurarsi in passeggiate per i monti. O se preferite, in un libro sulle meraviglie dell'Appennino meno conosciuto che è anche una formidabile biografia poetica.

Perché è questo che fa Giovanni Cenacchi, uomo innamorato della montagna che sceglie di camminare a fianco di un altro uomo, Dino Campana, per cui la montagna è stata maledizione (lui montanaro, come sperava di conquistare il mondo della cultura, lontano giù in città?), ma anche rifugio e consolazione.
Con un Dino Campana che conosciamo meno perché ha prevalso il mito del poeta maledetto e pazzo, relegato in manicomio: mito che poi è doppiamente fuorviante, perché il Campana del manicomio non è più il Campana poeta, è già un altro uomo.

Come parlare allora della sua poesia, senza le sue montagne? Forse c'è un altro modo: e si può cominciare lasciandoci dietro le biblioteche e i computer, mettendoci uno zaino in spalla, avventurandosi per gli stessi sentieri che lui stesso un tempo calpestò.


Leggere e camminare, camminare fino a riconoscersi nelle parole di Dino Campana:
E' così dolce sentirsi una goccia d’acqua una sola goccia ma che ha riflesso per un momento i raggi del sole

Camminare e leggere, appunto. Camminare e ascoltare la poesia.

1 commento:

  1. Questo link non vuole essere altro che un ponte:
    http://www.silviacastellani.it/2009/11/12/le-nostre-rose-piccolo-omaggio-a-sibilla-aleramo-e-dino-campana/

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