mercoledì 1 settembre 2010

Erri de Luca e la felicità in agguato

E' così che fa uno scrittore? Non deve fare così. Lo scrittore dev'essere più piccolo della materia che racconta. Si deve vedere che la storia gli scappa da tutte le parti e che lui ne raccoglie solo un poco. Chi legge ha il gusto di quell'abbondanza che trabocca oltre lo scrittore

Sì, mi sa che è proprio così che fa uno scrittore, almeno uno scrittore capace di donarci libri così. Erri De Luca la domanda la pone, ma poi sa anche rispondere. Non solo in teoria, perché poi la vera risposta è questo libro nella sua interezza.

E' proprio così, Il giorno prima della felicità, l'ultimo libro di Erri De Luca che mi è capitato di leggere (non l'ultimo uscito): una storia che scappa da tutte le parti, appunto, una storia che è come un cucchiaino in una zuppiera di macedonia, che cala e raccoglie, ogni volta qualcosa di diverso.

E il gusto dell'abbondanza è il gusto di molte cose: frammenti di educazione sentimentale e storie di Napoli in guerra, odore di salsedine e giochi di carte, lame di coltello e partite in porta.

Eppure c'è qualcosa che indugia e lievita pagina dopo pagina: l'attesa del giorno prima, la felicità in agguato. Non si sa come, non si sa perchè. E' il popolo di Napoli che scende per strada e caccia i nazisti il giorno prima che arrivino gli Alleati. E' un ragazzo che aspetta la domenica e il suo sogno di bambino. E' l'amore che sfida la verità del sangue e non ha più paura di fiorire.

Di Erri De Luca non è nemmeno il libro più bello. Eppure lo cominci e la sua parola fa subito il suo lavoro. Evoca, risuona, colora. E non te ne stacchi più.

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