domenica 22 agosto 2010

Le parole qualunque del poeta dei Rom

Quando i tempi si fanno duri è facile andare a caccia di capri espiatori. E loro, poi, capri espiatori lo sono da sempre. Fin troppo facile, con gli zingari. C'è anche chi, come Nicolas Sarkozy, senza ricordare diversi politici nostrani, ne fa un sicuro cavallo di battaglia per sospingere quotazioni elettorali non precisamente brillanti.

Per quanto mi riguarda, non mi piace fare di ogni erba un fascio. E se c'è chi addita un popolo intero, allora come antidoto è utile anche la poesia. Perchè tra i Rom ci sono stati e ci sono ottimi poeti, come ottimi musicisti.

Ce ne sono di belllissime, ma tra tutte mi piace questa poesia di Rasim Sejdic (poeta di cui francamente ignoro tutto), poesia di parole qualunque che chiamano in soccorso parole qualunque. Parole che servono a tutti.

Sono rimasto in bilico
sulla lama di un coltello
Sono rimasto gelato come la pietra.


Il mio cuore tremò
sun caduto sul filo del coltello.


M'è rimasta la manodestra
e l'occhio sinistro
ho versato lacrime
ad Auschwitz dove son rimasti gli Zingari.


La lacrima è scesa
la mano ha preso la penna
per scrivere paorle qualunque.

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