giovedì 26 agosto 2010

Agatha Christie e i gialli nati dal grande caos

I numeri dovrebbero essere questi, almeno a quanto riporta l'ultimo Venerdì di Repubblica: quattro miliardi di copie vendute e 6.500 traduzioni in 100 lingue. Cifre da capogiro, che permettono di misurare l'entità del sucesso planetario di Agatha Christie, ma non di spiegarne le ragioni. Su cui in diversi si sono interrogati, e non da ora.

E dunque, c'è chi lo spiega con il vocabolario usato dalla signora del giallo, un vocabolario limitato e garbato, senza alcuna asperità: leggere Agatha Christie, insomma, è come pedalare lungo una bella ciclabile tutta in piano.

E c'è chi la spiega con la forza della trama, tutta colpi di scena, ritmo, tempi azzeccati: leggere Agatha Christie, allora, è come avventurarsi in una giungla di emozioni.

Comunque la si voglia vedere, se ci portiamo dietro personaggi come Hercule Poirot e  Miss Marple, o storie come quella di Dieci piccoli indiani o Assassinio sull'Orient-express è perché tutto pare ben congegnato, attentamente studiato e disposto sulla pagina.

E allora mi ha sorpreso la notizia del ritrovamento dei settanta quaderni in cui Agatha Christie fissò trame e abbozzi di romanzo. In realtà, una montagna di carta dove il disordine regna sovrano, la calligrafia è illeggibile, ogni spunto si perde tra un'infinità di altre cose,  l'idea per un libro si mescola al conto della spesa, all'appuntamento deal parrucchiere, al compleanno da festeggiare.

Non sembra possibile, ma John Curran, lo studioso che ha scovato questo "retrobottega", la spiega così:

La sua mente dava il meglio di sé nel caos, che la stimolava più dell'ordine

Mi piace che proprio dal quel caos siano venuti fuori libri come meccanismi a orologeria.

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