mercoledì 23 giugno 2010

A passi incerti verso una nuova vita


Lunedì. Ricomincia una settimana fatta di nulla e di attese. Attese di cosa? Se la sua vita si svolge tra quattro pareti di cui conosce ogni sfumatura di colore, ogni crepa, l'intonaco scrostato, le macchie.

Ecco, comincia così, A passi incerti di Grazia Frisina (edizioni Mauro Pagliai), un libro da tenersi stretti, accogliendo le sue parole come gocce di acqua che spazzano la siccità e restituiscono vita. Un libro che sa regalare forza e consapevolezza, che ci fa guardare con occhio nuovo il dolore, che ci permette di capire che tra la rassegnazione e il sogno di evasione ci può essere anche un'altra strada, che sta dentro la realtà, che accoglie la realtà per trasformarla. Anche se il prezzo da pagare è alto e non si fanno sconti.

Emilia, questa è la protagonista, è inchiodata tra quelle quattro pareti, una vita in una stanza, una storia di solitudine e di reclusione (termine duro, ma che può essere vero anche per una famiglia che protegge e prova pena) cominciata con una terribile diagnosi.

Comincia così, questo libro, ma se quelle quattro pareti sigillano, allontanano, nascondono, possono essere anche molto altro: per esempio un atlante di terre, di isole e di oceani, sul quale sognare i viaggi che le gambe non permettono di fare.

Solo il primo paragrafo e un'infinità di emozioni e riflessioni. Prigionia e fantasia, la possibilità di viaggiare lontani benché il corpo sia come un albero avvinghiato alla sua terra. Non ci sono stati anche scrittori che hanno raccontato di viaggi compiuti tutti in una stanza?

Ma Emilia ha anche altro, Emilia è più ricca di quanto lei stessa sospetti. Ha trovato Internet per inoltrarsi nel mondo che non ha mai calpestato, lo schermo del computer è una finestra, una porta che sta a lei aprire, il web è un terreno che fa fiorire nuove possibilità.

E se la comunicazione on line a volte è solo l'ombra di un vero dialogo, se è parola amputata di profondità, Emilia può coltivare un'altra parola, capace di scavare e riportare in superficie. La parola della poesia, che lei ha scoperto tardi, grazie a un libro di Emily Dickinson (Emilia ed Emily, dunque) che le è stato donato (e quanto può cambiare la vita, allora, il dono di un libro...).

Di vicenda in vicenda, quello che si fa strada e rimane è proprio il sentimento della poesia, quella poesia che è anche cura, promessa di redenzione, possibilità di attingere a risorse interiori nemmeno sospettate. Perché è questa la storia di Emilia, personaggio complesso e complicato, contraddittorio come in fondo lo siamo tutti (e diffido da chi non lo è o peggio dichiara di non esserlo...), solo che più di altri ha smesso di credere a se stessa.

Insomma, una storia di rinascita attraversato le parole, raccontata da Grazia con dolcezza, non con affettazione, con sentimento, non con sentimentalismo a buon mercato.

Ieri ho avuto la fortuna di presentare questo libro e questa autrice. Grazia ha detto, a un certo punto: Ho capito che il dolore può essere una possibilità, ho capito attraverso il dolore il senso della reciprocità.

Almeno, questo era il senso. E se in fondo questa storia ruota intorno al dono di un libro, quello della grande Emily Dickinson, un dono è anche quello che ci ha fatto Grazia, con pagine che arrivano a restituire la leggerezza della poesia perfino alle pietre (e questo non lo dico io, lo potete leggere in una delle pagine più belle).

1 commento:

  1. Ho letto da poco anche io questo libro e l'ho trovato delizioso. Sottoscrivo in pieno la tua recensione caro Paolo!

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