martedì 29 giugno 2010

Le domande senza risposta della poetessa


Ci sono viaggi per conoscere, per scoprire, per rivelare con cui non si devono fare chilometri. Si rimane dove siamo, ma si va oltre, si scende. Di solito sono i viaggi più difficili: quelli nel cuore e nella testa delle persone. Quando si prova a inoltrarsi nei silenzi, a decifrare gesti, a far calare maschere.

L'altro giorno mi sono di nuovo imbattuto in questa poesia della grandissima poetessa polacca Wislawa Szymborska. Nemmeno una dozzina di versi per darci il senso di tutto ciò che si vorrebbe sapere e non si sa, per misurare tutto il non detto e il non fatto che si impiglia nella gigantesca rete delle relazioni umane.

Mi piace quando la poesia quando sa esprimere cose enormemente complesse con questa semplicità. Non a caso questa si intitola semplicemente ABC.


Ormai non saprò più
cosa di me pensasse A.
Se B. fino all'ultimo non mi abbia perdonato.
Perchè C. fingesse che fosse tutto a posto.
Che parte avesse D. nel silenzio di E.
Cosa si aspettasse F., sempre che si aspettasse qualcosa.
Perché G. facesse finta, benché sapesse bene.
Cosa avesse da nascondere H.
Cosa volesse aggiungere I.
Se il fatto che io c'ero, lì accanto,
avesse un qualunque significato
e J. per K. e il restante alfabeto.


(Wislawa Szymborska - Due punti - Adelphi)

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