sabato 5 giugno 2010

Azzurro tenebra, per l'Italia di ieri e di oggi



Prima o poi tu scriverai la nostra storia. Siamo gli ultimi romantici, anche se in brache corte. Se non la scrivi tu, addio

Così vaticinò (e in un certo senso implorò) il Vecio - leggi Enzo Bearzot - ad Arp - cioé a Giovanni Arpino. E la storia, come no, lui la raccontò. Con un libro come Azzurro tenebra,ristampato in queste settimane, un libro che è un gran bel libro, e che raccomando a tutti, perché non è necessario sapere qualcosa di nazionale italiana e persino di calcio, non è necessario nemmeno provare qualcosa di simile a un senso di partecipazione.

Giugno 1974, Mondiali in Germania. A sorpresa la nazionale azzurra dei campioni – solo per dare un'idea, l'Italia di Zoff, Facchetti, Mazzola, Rivera, Riva - viene eliminata al primo turno.

Un inviato speciale – in cui si può scorgere lo stesso Arpino, grande giornalista sportivo – segue i giorni della disfatta e li racconta. Racconta una sconfitta che la presunta dominatrice si portava dentro, a prescindere da quello che le avrebbe combinato una sorprendente squadra che arrivava dalla Polonia con i suoi nomi impronunciabili. Racconta di giocatori ombre di se stessi: Il solito pugno di uomini indecisi a tutto. Racconta di dirigenti pronti a spese faraoniche e preoccupati solo di sgomitare per un predellino al sole. Racconta di giornalisti equamente divisi tra Jene perennemente in tensione per lanciare lo scandalo, sfruttare l'episodietto maligno, lo spiraglio equivoco e Belle Gioie, ovvero giornalisti fiduciosi, patriottici, pronti a dar colpa agli avversari, all'arbitro, al cattivo tempo, alla malasorte, al demonio.

Da leggere, chi vuole anche per scaramanzia, alla vigilia dei Mondiali del Sudafrica. Ma da leggere soprattutto perchè è un grandissimo libro. Il vero unico grande romanzo sul calcio, sosteneva Gian Paolo Ormezzano.

E da leggere anche a dispetto di quanti ai tempi archiviarono quelle partite con un'alzata di spalle. Nient'altro che calcio? Nelle pagine di Arpino il fallimento calcistico è già la cartina tornasole di una crisi etica e politica.

E la parola finale va a un grande dello sport e a un saggio della vita come Dino Zoff, nella sua postfazione:

Un libro che parla di calcio ma non solo e non tanto di calcio. Per me è come una riflessione, attualissima, sulla vita morale delle persone, che siano giocatori o meno, E' un romanzo ambientato nel 1974 ma, per certi aspetti, sembra rispecchiare l'Italia di oggi. E qui devo aggiungere: purtroppo.

1 commento:

  1. Ciao Paolo! Una recensione accattivante, che metterò tra le mie letture estive, periodo in cui mediamente mi rifaccio della stasi invernale, divorando una media di una trentina di libri!

    Non che durante le altre stagioni non legga, ma le mie letture sono orientate a documenti e scartoffie varie.

    Passa a dare un'occhiata ai miei due blog didattici per farti un'idea del volume blogosferico in cui sono immersa.

    Scientificando e Matem@ticaMente.

    Ciao e batti un colpo se ci passi.

    annarita

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