domenica 30 maggio 2010

Un libro per Gino, dalla parte delle vittime




Ci sono libri che fai fatica a catalogare, che non sono nè un saggio, nè una biografia, nè tanto meno un'intervista, insomma, libri che non sai bene cosa siano però più vai avanti nella lettura e più capisci che la questione è decisamente irrilevante, che libri così valgono a prescindere. Gino Strada. Dalla parte delle vittime (edizioni Piemme) di Mario Lancisi è sicuramente uno di questi libri.

Un libro schietto, genuino, oltre ogni ipocrisia o giro di parole. Più o meno come immagino sia anche Gino. Un libro che gioca a carte scoperte, fin dall'inizio, senza timore di dichiararlo.

Non è un libro che si colloca al di sopra delle parti e neppure per intero da una sola parte. Ma al di sotto delle parti, là dove si annidano le comuni radici di un'umanità solidale con le vittime e con chi si preoccupa di curarle e rialzarle alla vita

Al di sotto (al di sopra) delle parti, per stare da una sola parte, insomma.

Ho scritto pensando alle vittime, esplicita Mario Lancisi, giornalista toscano che in passato ci ha regalato altri libri importanti su testimoni del nostro tempo e personaggi di frontiera come Don Milani, Alex Zanotelli, Adriano Sofri. Allo stesso modo Gino potrebbe dire: Ho operato pensando alle vittime. Pensando all'unica parte per cui è giusto schierarsi.

E' questo spirito che pervade per intero un volume che fa bene avere e leggere. Con la consapevolezza che le vittime sono l'"unica verità" delle guerre. Tutto il resto è chiacchiericcio, diserzione morale, alibi.

Però mi piace che tutto questo non si traduca nella beatificazione di Gino Strada, nel prenderlo e piazzarlo sopra un piedistallo, al cui cospetto è possibile solo esercitare l'arte dell'encomio e al massimo fare offerte.

Non si renderebbe un buon servizio così, nè a Gino Strada nè a Emergency.

Mi piace poter scoprire Gino bambino e poi ragazzo. Entrare nei sogni di altre età - quando c'era una guerra che gli piaceva, quella tra indiani e cowboy, e lui, è ovvio, stava dalla parte degli indiani - scoprirlo più tardi appassionato di calcio, di scacchi e di poker, ritrovarlo all'università, tra confuse aspirazioni e fame di un mondo diverso.

Mi piace seguirlo nel momento in cui scommette sulla nascita di Emergency, come una giocata impossibile al tavolo verde della vita. Mi piace quando parla del suo lavoro e dice appunto: è un lavoro, non una missione. Che sembra sminuirlo e invece porta ben altri significati.

Ripeto, un libro che fa bene leggere. Solo che poi non è tanto facile rimetterlo su uno scaffale e passare con disinvoltura ad altro. C'è quella domanda che rimane - ma io cosa posso fare? - e che non è tanto semplice liquidare.

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