mercoledì 12 maggio 2010

Ricordando il coraggio del pettirosso


Prima di tutto ci sono i sonni agitati e i ricordi di Saverio, figlio di un fornaio anarchico che le correnti della vita hanno strappato alle Apuane, per regalargli una nuova vita nel grembo caldo di Alessandria d’Egitto.

Finora il passato non gli ha mai bussato alle porte di un presente placido come un mare senza brezza. Però ora che giace in un letto di ospedale, tra la vita e la morte, quel mare è diventata onda lunga, che lo percuote, lo allaga, lo invade.

Dove sono le sue radici? Quanto hanno scavato dentro di lui?

E così il racconto diventa memoria, diventa viaggio a ritroso, diventa ritorno.

Fino a riportare storie antiche capaci di restituire il senso di appartenenza a chi, esule, più di tutti ne avverte il bisogno. Fino a ritrovare quell’unico paese che si sottrae a ogni confine perché si distende nei territori dell’anima. Fino a recuperare, intatto, quel cielo aperto che ha bisogno solo delle nostre ali e del nostro coraggio: il coraggio del pettirosso, appunto.

Di Maurizio Maggiani non ho letto ancora l'ultimo libro, Meccanica Celeste: è in rampa di lancio, in cima alla pila delle prossime letture (con qualche esitazione che forse per un po' lo riporterà sotto, come mi succede dai libri da cui mi aspetto molto e che per questo possono deludermi). Però su questo posso mettere la mano sul fuoco, Il coraggio del pettirosso è stato uno dei libri che meglio mi sono entrati nel cuore.

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