lunedì 17 maggio 2010

Quando Kapuscinski aveva fame di mondo


E' un piccolo gioiello il libriccino di Andrea Semplici, In viaggio con Kapuscinski. Dialogo sull'arte di partire, che mi sto centellinando in questi giorni, un paragrafo o poco più ogni mattina, per non bruciarlo tutto di colpo. Trenta paginette formato pocket per i Piccoli di Terre di Mezzo (anche il prezzo è piccolo, tre euro, all'incirca una colazione al bar), ma tante tante cose dentro.

Ne parlerò tra qualche giorno, ma intanto mi piace riportare il passo con cui, di fatto, comincia la storia di Kapuscinski, grande viaggiatore, grande reporter. Che formidabile parabola. La voglia di attraversare il confine ai tempi in cui, soprattutto in Polonia, più che confini c'erano muri invalicabili; una caporedattrice che nella grigia Varsavia del regime riconosce quella fame di mondo e trova il modo di placarla; e poi il regalo inatteso, le Storie di Erodoto, forse l'unico vero capolavoro di letteratura di viaggio in un paese che non prevedeva la libertà del viandante... Ecco qui, cosa scrive Andrea.


Un giorno la sua caporedattrice (bisogna ricordarne il nome: si chiamava Irena Tarlowska, senza di lei la storia sarebbe stata diversa) gli chiese che progetti avesse. E lui rispose: "Vorrei andare all'estero". Lei, ricorda Kapu, ne fu spaventata. Nell'Est europeo, questa poteva essere una colpa, il sintomo di una ribellione inaccettabile...
Doveva essere una grande donna, Irena. E di buona memoria. Un anno dopo quell'incontro nel grigio corridoio di un giornale di Varsavia, chiamò Kapu e gli disse: "Ti mandiamo in India". Fu il panico nel cuore del giovane redattore. Ricordate? E' lo stesso che vi afferra quando state chiudendo la valigia e vi apprestate a varcare la soglia di casa. Ma Kapu si aggrappò al suo sogno. Forse già conosceva il poeta Celan, Irena, che era una donna meravigliosa, aprì un armadio, ne estrasse un libro e lo regalò a quel ragazzo dagli occhi colmi d'acqua. Era Erodoto, erano le sue Storie.
Francamente non so quanto ci sia di vero o di romanzato in questo ricordo che prende forma sulle pagine di uno degli ultimi libri di Kapu, In viaggio con Erodoto. Ma so che ci sarebbe voluto Pindaro, un altro greco, anche lui poeta, accanto a Erodoto. Pindaro aveva scritto: "Sii navigante che apre la vela al vento". Ryszard si affidò al vento, al caso. Ebbe coraggio e varcò quella frontiera. Non si sarebbe più fermato.

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