martedì 6 aprile 2010

L'infinito viaggiare di Claudio Magris


Non fa male immergersi di tanto in tanto in Infinito viaggiare, una miniera di spunti, suggestioni, lampi di saggezza di Claudio Magris.

Io ne ho approfittato in questa Pasqua piovosa, in cui è stato facile sostituire la tentazione di una gita fuori porta con le emozioni della grande letteratura di viaggio. Non che questo, a rigore, sia un libro che racconta un viaggio. Si tratta piuttosto di una bella raccolta di scritti sparsi, appunti, riflessioni che abbracciano un quarto di secolo di esperienze di incontro con il mondo – o con i mondi – del grande scrittore triestino. Che in questo modo ci prende per mano e ci spiega che cos'è davvero il viaggio, perchè ne abbiamo bisogno, come ci cambia.

Magris è da sempre convinto che viaggiare sia una scuola di umiltà. Viaggiare, dice, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un’altra.

E noi siamo con lui, e come lui persuasi che in viaggio le cose non accadono, ma piuttosto cadono: perché vengono meno le certezze che ci hanno accompagnato a lungo.

Poi però per strada si trovano cose che mai si poteva immaginare. E il viandante torna sempre più ricco a casa, perché anche questo è vero: il viaggio in realtà è sempre un ritorno.

Chi viaggia è sempre un randagio, uno straniero, un ospite… E così comprende che non si può mai veramente possedere una casa, uno spazio ritagliato nell’infinito dell’universo, ma solo sostarvi, per una notte o per tutta la vita, con rispetto e gratitudine. Non per nulla il viaggio è anzitutto un ritorno e insegna ad abitare più liberamente, più poeticamente la propria casa

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