venerdì 2 aprile 2010

In viaggio nella memoria con Eraldo Affinati


Credo che si faccia una gran cosa, quando si riesce a portare la memoria fuori dal terreno della rievocazione, dell'omaggio più o meno formale, più o meno doveroso, per far sì che sia qualcosa che riguarda davvero la vita di tutti noi; qualcosa che non registra solo cosa è successo, ma che piuttosto è in grado di tenere insieme, come diceva Italo Calvino, l'impronta del passato e il progetto del futuro. É andata proprio così l'altra sera, al Teatro Dante di Campi Bisenzio, con Eraldo Affinati ospite della rassegna Un mercoledì da scrittori. É andata così, e sono contento di averci partecipato e di avere potuto dare il mio piccolo contributo.

Eraldo ha scritto molti libri importanti, ma la conversazione a Campi Bisenzio non poteva non prendere spunto da Campo del sangue, il racconto di un viaggio da Venezia e Auschwitz, con un bagaglio per niente leggero di ricordi, testimonianze, riflessioni, pagine che contano. Un viaggio della memoria, se si vuole, come quello che tra qualche settimana faranno una trentina di ragazzi di Campi (senza curarsi troppo, per fortuna, di una Giornata della Memoria che sempre più pare confinare le iniziative a gennaio e dintorni, riducendo la memoria a un obbligo di calendario)

Viaggio della memoria, ma anche viaggio e memoria: due tipi di esperienze che direi sono anche due modi di alimentare la vita, di accogliere il cambiamento. Non è che ce ne siano tanti altri di migliori.

E così parlare del Campo del sangue è stata l'occasione per affrontare i temi da cui non si può prescindere. La libertà, la responsabilità, il coraggio della scelta.... solo per dirne alcuni.

Partire per un viaggio così, ne sono sicuro, significa davvero provare a scoprire le notizie sulla specie a cui appartengo, per usare le parole di Eraldo.

Per quanto mi riguarda, sono tornato a casa con qualcosa in più.

Per esempio con una bellissima frase di Dostoevskij: Siamo sempre responsabili di tutto e di tutti, davanti a tutti, e io più di tutti gli altri.

Per esempio, con uno straordinario ricordo di Eraldo, che nella vita fa anche l'insegnante. Quando ha ricordato di aver avuto tra i suoi studenti un ragazzo che ostentava svastiche e altri simboli nazisti, e lui non si è indignato, non gli ha scaraventato addosso chissà quali rimproveri, ma ha affidato tutto a un libro di Heinrich Böll: e quel ragazzo ha letto, ha capito, si è appassionato, ha condiviso.

Ma qui si entra in un altro discorso, sul potere dei libri. O almeno di quei libri come carne viva che per una sera sono stati anche un ponte con Eraldo.

Non sottovalutiamoli i libri, in tempi come questi.

3 commenti:

  1. Mauro Banchini2 aprile 2010 12:08

    Soprattutto in tempi come questi !!!

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  2. Vale sempre la pensa leggere Eraldo Affinati.

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  3. Al seguente link potete visualizzare il servizio che abbiamo realizzato il giorno 8 Aprile 2010 dal titolo “Berlino incontra la città” a Tor Vergata alla facoltà di Lettere.

    http://www.uniroma.tv/?id_video=15463

    Alessandra
    09/04/2010

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