lunedì 19 aprile 2010

Il flipper e i libri già letti di Umberto Eco


Oggi, spulciando le pagine di Sulla letteratura di Umberto Eco (libro per me difficilotto, ma a tratti anche straordinariamente intrigante), ho trovato conferma di una mia vecchia convinzione: ovvero che una libreria è una specie di grande flipper. Noi siamo la biglia di acciaio che salta e rimbalza dappertutto, accendendo lucine e totalizzando punti. E il bello del gioco è che le traiettorie sono assolutamente imprevedibili. Ecco come la mette il grande Umberto:

Io ho alcune esperienze che credo siano comuni a chiunque possiede moltissimi libri (io ne ho ormai circa quarantamila, tra Milano e le altre mie case) e considera una biblioteca non solo un luogo in cui conservare i libri già letti, ma soprattutto un magazzino di libri da leggere un giorno o l'altro, quando se ne senta il bisogno. Ora accade che, ogni volta che l'occhio cade su un libro non ancora letto, si venga colti da rimorso.

Salvo che arriva poi un giorno che, per sapere qualcosa su un certo argomento, ci si decide finalmente ad aprire uno dei tanti libri mai letti, si comincia a leggerlo e ci si accorge che lo si conosceva già. Cos'è successo? C'è la spiegazione mistico-biologica, che con l'andar del tempo spostando i libri, spolverandoli e rimettendoli a posto, attraverso i polpastrelli l'essenza del libro sia penetrata a poco a poco nella nostra mente. C'è la spiegazione dello scanning casuale e continuato: con l'andar del tempo, prendendo e riordinando i vari volumi, non è che quel libro non sia mai stato sbirciato; anche soltanto nello spostarlo, si guardavano alcune pagine, una oggi, una il mese dopo, e via via si è finito per leggerlo in gran parte, sia pure in modo non lineare. Ma la vera spiegazione è che, tra il momento in cui quel libro ci era arrivato e il momento in cui lo si è aperto, si sono letti altri libri, nei quali c'era qualcosa che diceva quel primo libro, e quindi, alla fine di questo lungo giro ipertestuale, si scopre che anche quel libro che non avevamo letto faceva parte del nostro patrimonio mentale e forse ci aveva profondamente infuenzato.


Con molta invidia anche per i quarantamila libri in dotazione, quello sì che è un flipper.

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