venerdì 30 aprile 2010

Che cosa fa di chi scrive uno scrittore?


Dice Margaret Atwood nel suo splendido Negoziando con le ombre:

C'è una caratteristica che distingue lo scrivere dal maggior numero delle altre arti: la sua apparente democrazia, intendendo con questo che quasi chiunque può servirsene come mezzo d'espressione

Verissimo, scrivere è un'attività decisamente diffusa. Soprattutto in un paese come il nostro dove in effetti mi pare che si scrive assai di più di quanto in effetti si legga.

Ma questa apparente democrazia qualche domanda la pone. E io per un pezzetto ho indugiato su quella pagina dell'Atwood a chiedermi semplicemente questo (si vede che avevo tempo): che cosa fa di chi scrive uno scrittore? Che cosa lo rende un ruolo socialmente riconosciuto?

Il successo? Non direi
Il fatto di aver pubblicato? Meno ancora.
La bravura? Discutibile
La vita che precede quel libro, magari un'infanzia alimentata dalla solitudine e dalle letture? Ugualmente discutibile.

In realtà non so darmi davvero una risposta - mi piacerebbe che anche voi provaste a darne qualcuna - però mi piace quella che prova a suggerirci la stessa Atwood:

La maggior parte delle persone è segretamente convinta di avere un libro dentro di sè, che scriverebbe se solo riuscissero a trovare il tempo di farlo. E c'è del vero in questa idea. Molti hanno davvero un libro dentro di sé: cioé, hanno fatto un'esperienza che altre persone potrebbero desiderare di leggere in un libro. Ma non è la stessa cosa di 'essere uno scrittore'.
O per dirla in nun modo più sinistro: chiunque può scavare una fossa in un cimitero, ma non tutti sono becchini. Quest'ultimo ruolo richiede molta più resistenza e perserveranza


Resistenza e perseveranza, perché no?

4 commenti:

  1. Il discorso è scivoloso, fin troppo. Pragmaticamente, verrebbe da rispondere "la professionalità", cioè farlo per mestiere. Ma sarebbe una sciocchezza, perchè la professionalità è eventualmente la conseguenza di essere uno scrittore e del successo (necessario per vivere di scrittura) ottenuto. Resistenza e perseveranza non credo. Sì, sono necessarie, ma attengono al metodo e non all'arte. E se, forse banalmente, la risposta fosse "profondità e continuità"? Cioè capacità di intercettare gli umori propri e altrui, le illuminazioni, gli attimi, i comportamenti, il fluire delle cose e poi saperli interpretare, metabolizzare, analizzare senza perdere la forza dell'ispirazione, fino a produrre qualcosa che abbia una sua intima coerenza letteraria?

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  2. Sempre acute le osservazioni di Stefano... L'ho buttata lì (o meglio l'ha buttata lì la grande Margaret) ma in effetti "profondità e continuità" mi convincono ancora di più.... Il che vuol dire, mi pare, che rispetto al primo termine ci sono autori che vendono milioni di copie ma che non possiamo qualificare come scrittori...

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  3. “Personae. Arti e Comunicazione”, confidando di farLe cosa gradita, si pregia segnalarLe la recente pubblicazione del volume Tentativi di certezza. Poesie 1999-2009 di Maura Del Serra.

    Con ogni buon augurio

    Maura Del Serra - Tentativi di certezza. Poesie 1999-2009 - Venezia, Marsilio, 2010.
    Dopo la summa quarantennale de L'opera del vento (2006), questo volume raccoglie le poesie scritte dal 1999 al 2009 da Maura Del Serra, una delle voci più alte e profonde del panorama poetico contemporaneo.
    Nutrita con intensità empatica e dialogica dalle radici culturali e sapienziali dell'Occidente, nel loro intersecarsi con le vene più feconde delle tradizioni orientali, la poesia della Del Serra prosegue qui, con affascinante ricchezza stilistica, il suo viaggio testimoniale intimo e cosmico nella condizione umana, attraverso un denso e polifonico ventaglio di temi, luoghi, voci e ritratti, in cui l'esperienza personale (spesso umorosamente familiare) si fa corale e collettiva.
    Percorsa dal costante agonismo tra assolutezza metatemporale della rivelazione e tenebre della violenza storica, fulgore amoroso della gioia e angoscia tragica della sventura, solitudine identitaria e unanimismo creaturale, questa poesia è tesa, con un ethos appassionato e rigoroso - che nell'ultima parte del libro si concentra in forme aforismatiche e neo-mitologiche - alla ricerca del logos invisibile della realtà visibile, nel multiforme paesaggio di segni conoscitivi che ci dà e ci chiede senso

    Maura Del Serra, poetessa, drammaturga, critico letterario e traduttrice (dal latino, tedesco, inglese, francese e spagnolo), è comparatista nell'Università di Firenze.
    Ha pubblicato nove raccolte poetiche; l'antologia Corale (Roma, Newton Compton, 1995) e L'opera del vento (Venezia, Marsilio, 2006) che raccoglie tutte le poesie precedentemente edite e una scelta di inedite.
    Ha dedicato numerosi volumi e saggi a poeti e scrittori italiani ed europei, e ha curato alcune antologie, fra cui Kore. Iniziazioni femminili - Antologia di racconti contemporanei (Firenze, Le Lettere, 1997), Poesia e lavoro nella cultura occidentale (Roma, Edizione del Giano, 2007).
    È autrice di quindici testi teatrali, ambientati dal periodo ellenistico alla contemporaneità.
    Per la sua attività ha ricevuto importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali.
    Nell'anno 2000 le è stato assegnato il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri
    Suoi testi poetici e drammaturgici sono stati tradotti nelle principali lingue europee.

    Web site: www.nuovorinascimento.org (Pagine di Maura Del Serra)

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