mercoledì 30 dicembre 2009

Quella volta del Dalai Lama a Firenze


Ci sono persone che più di altre sembrano incarnare la possibilità concreta di un mondo migliore per tutti noi. Penso a Daisaku Ikeda, a Nelson Mandela, al Dalai Lama, solo per fare qualche nome. Riporto qui sotto il racconto dell'unica volta che ho avuto modo di incontrare, anche se marginalmente, uno di questi personaggi. Ancora una volta è una pagina tratta da Caduti dal Muro, il libro scritto con Tito Barbini per Vallecchi.
Auguri e arrivederci al 2010!



Successe tanti anni fa, quando venne invitato a Firenze e io collaboravo da qualche tempo con un quotidiano cittadino. Ero solo quello che allora si chiamava un “abusivo”, cioè uno di quei ragazzi che passavano le giornate a faticare in redazione contando solo su una vaga speranza di assunzione, prima o poi.
Non è che il caporedattore si fosse particolarmente appassionato all’idea di questa visita. In ogni caso assai meno che per un consiglio comunale o per un campionato regionale di pallavolo vinto dalla squadretta di quartiere. E insomma, la tanto decantata informazione locale è anche questo, le radici nella realtà le affondi ma poi ti capita di non guardare che cosa c’è oltre la chioma del tuo alberello.
E insomma, fu per questa ostentata indifferenza che all’incontro con il Dalai Lama nella chiesa di San Miniato venne spedito il povero collaboratore, non un “vero” giornalista a ben altre notizie destinato.
Così una mattina che ricordo decisamente grigia il sottoscritto si ritrovò in prima fila ad accogliere la massima autorità spirituale tibetana, che si presentò senza scorta e senza un codazzo esagerato di discepoli e accompagnatori.
E io allora ero piuttosto indifferente a certe persone e a certi discorsi, il Tibet avrei fatto fatica a indicarlo su una carta geografica e il Dalai Lama era sicuramente una brava persona, ma con il quale avevo poco a che fare e a cui comunque non avevo affidato la mia speranza per il mondo.
Certo, ero così allora, impermeabile alle cose dello spirito. Però ora, proprio grazie a te Tito, recupero questo fotogramma che avevo abbandonato a se stesso: rivedo il Dalai Lama che fa il suo ingresso, la testa rasata e la semplice tunica ad avvolgerlo, gli occhiali che non celavano occhi vispi e curiosi.
E rammento come chinò il capo più volto in segno di rispetto per tutti i presenti, che incontrava per la prima e presumibilmente per l’ultima volta. Rammento che a un certo punto il suo sguardo scivolò su tutto noi, però non era uno sguardo che racchiudeva tutti in un abbraccio collettivo, no, era uno sguardo che si soffermava e staccava, uno sguardo che procedeva solo dopo aver creato un contatto. Uno sguardo che diceva: anche tu sei importante per me.
E lo diceva solo con un sorriso.
Il sorriso di cui pure a me il Dalai Lama fece dono.

2 commenti:

  1. Ti auguro un buon 2010! E grazie per i tuoi suggerimenti letterari!

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  2. ciao! ho visitato il tuo blog, e lo trovo molto interessante. bellissimo scorcio questo episodio che racconti sull'incontro con il dalai lama.
    maria rosaria

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