venerdì 18 dicembre 2009

Lungo il Po assieme a Michele Marziani

More about La signora del cavialeSarà perché se c'è una cosa che mi emoziona, che mi restituisce il senso della verità, non è la storia con la esse maiuscola, ma la vita degli uomini che con quella storia si incrociano, anche se il più delle volte si limitano a subirla. Sarà perchè raccontare tutto questo è una dote rara, che sorge dall'umiltà, dall'attenzione, direi anche da una certa dolcezza: e quando la incontri, questa dote, è facile rinnovare il senso di sorpresa e giusto provare qualcosa di simile alla gratitudine.

Dico tutto questo perché questo è quanto ho "sentito" leggendo l'ultimo libro di Michele Marziani, La signora del caviale (Cult Book). E aggiungo che questa non è stata una "scoperta" causale, ma una lettura voluta, ricercata, dopo che di Michele avevo letto il precedente Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta, un libro che fin dal titolo rivelava quelle che, a mio parere, sono alcune delle sue più belle caratteristiche: una voce che per essere originale non ha bisogno di forzature o esibizionismi stilistici, che sa raccontare cose sode, che sanno di terra, di lavori manuali, di gente comune, ma anche di sguardi che si proiettano oltre, magari sfruttando il volo dei sogni.

Anche questa è una storia particolare, per l'ambientazione, prima di tutto: il Po della gente che del Po viveva,ancora negli anni del fascismo, un Po che non è più quello di Riccardo Bacchelli e che pure oggi ci pare più distante di una qualsiasi meta esotica.

A queste vite lungo il fiume Marziani sa davvero attribuire le giuste parole, fuori da ogni bozzettismo, da ogni tentazione folclorista. Non cercando una storia fuori dalla storia, ma addirittura accompagnando la sua narrazione verso uno degli snodi più drammatici del nostro Novecento, quello delle persecuzioni razziali e poi della guerra di Liberazione.

E' stata una bella impresa, lo so, e una sfida coraggiosa. Leggendo queste pagine mi è venuto in mente che quando con Beatrice ho provato a restituire la voce ai poeti contadini dell'Appennino ho comunque avuto la possibilità di raccontare un mondo fuori dalla storia. Più facile, senz'altro.

Ma questa è una divagazione, e in realtà con le poche righe che mi avanzano non voglio fare altro che esprimere il piacere provato per un romanzo che ha saputo farsi racconto leggero anche nel dramma, di quella leggerezza che ha la vita quando è alimentata dalla poesia o dai sogni di chi guarda l'età adulta.

Dimenticavo, mi resta la curiosità per gli storioni che un tempo, evidentemente, erano una ricchezza del Po. Credevo che si trovassero solo sul Volga o sul Mar Caspio. Ma anche questo è un altro discorso, rimedierò con wikipedia.