domenica 15 novembre 2009

Cercando la luce con Edward Hopper


"Quello che vorrei dipingere è la luce del sole sulla parete di una casa"

Parole di Edward Hopper, uno dei maestri della pittura americana del Novecento e, per quanto mi riguarda, il pittore che tra tutti ha la capacità di destarmi emozioni, anzi, di raccontarmi storie. E di questo ne ero già convinto prima, ma ora che sono ritornato dalla mostra che Milano gli sta dedicando (a Palazzo Reale fino al 31 gennaio), credo di aver capito qualcosa di più di Hopper come delle sue storie.

Perché in effetti è strano: di lui ne parlo come uno scrittore, ogni quadro come un racconto di Raymond Carver, tanto per fare un nome quasi scontato. Pensare che è in primo luogo è un pittore della luce, prima ancora di figure umane... eppure, eppure, quante sue opere sono storie accennate, sospese, fissate in un attimo impregnato di incertezza, attesa, possibilità...

Perchè Hopper in effetti non è solo luce, è anche sguardo.

E' il suo sguardo che coglie istanti di vita quotidiana e domestica: occhiate indiscrete e furtive, frammenti rubati attraverso una finestra, magari da un treno in corsa - più precisamente dalla metropolitana sopraelevata di Chicago.

Ed è lo sguardo delle sue donne, mai davvero sensuali, sempre irrisolte, sempre sospese su un futuro che intanto è solo un presagio o un movimento del cuore.

Sono libri, le opere di Hopper. Libri aperti a metà e di cui vorresti girare alla svelta le pagine che mancano alla fine, per saperne di più. Sono viaggi, le opere di Hopper. Viaggi nelle nostre solitudini metropolitane, viaggi anche nella grande America: e che voglia di andare dietro alla vita di questo pittore, di inseguire davvero la sua luce, i suoi orizzonti, le sue storie, a Chicago come a Cape Cod... Chissà che non ci riesca, prima o poi.

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